15 aprile 2007
REPLICA DI ENRICO BOSELLI V CONGRESSO FIUGGI 15 aprile
Siamo tornati qui a Fiuggi con lo scopo di riunire i socialisti, di aprire un confronto
sul destino della sinistra italiana e sul futuro dell’Italia. Abbiamo scritto
nel nostro slogan congressuale: nasce la Costituente. Dopo aver ascoltato gli
interventi di Rino Formica, di Gianni de Michelis, di Bobo Craxi di Saverio
Zavettieri e Valdo Spini, possiamo dire: la Costituente è nata. Non ignoro che
esistano problemi di diversa natura da affrontare, ma l’unità socialista qui
evocata e voluta fortemente deve essere al più presto realizzata. Do a tutti
noi un appuntamento per l’autunno di quest’anno al fine di realizzare la fase
conclusiva della Costituente. Mi impegnerò nella sua preparazione affinché
possa essere davvero il momento felice nel quale si pone termine alla diaspora
socialista. Mi si può chiedere come si chiamerà il Partito che raccoglierà
tutti i socialisti, quelli che provengono dall’esperienza del Psi e quelli da
quella del Psdi, nonché tutti coloro che non avendo partecipato alla vita di
questi due partiti, o perché provengono da altre esperienze o perché sono
giovani guardano in noi come un punto di riferimento essenziale. Io non trovo
di meglio che chiamare il nuovo partito come si è sempre chiamato, almeno dal
1893 con il Congresso di Reggio Emilia, a un anno dalla sua fondazione: Partito
Socialista Italiano, Psi. Non è il segno di un ritorno al passato. È invece la
conferma della continuità della nostra storia politica e di ideale che non si è
interrotta mai, grazie alla generosità e alla passione di tutte le nostre
compagne e i nostri compagni. Il nostro progetto è tutto rivolto al futuro,
saldamente ancorato al riformismo e al socialismo democratico europeo, legato
ad un’opera di modernizzazione con al centro la libertà, l’equità e la laicità.
Non abbiamo mai ceduto al massimalismo e all’estremismo che fanno parte della
storia del movimento operaio. Abbiamo appreso dalle elezioni di Nenni che la
logica del più uno, della contrapposizione frontale e della esasperazione
politica, non porta da nessuna parte. Anzi come accadde con il diciannovismo
può portare dritti diritti a favorire uno sbocco reazionario.
Voglio quindi rassicurare Ottaviano del Turco. Il nostro modello non è il Psiup
ma il PSI. È vero – e non me ne pento – che come Sdi abbiamo difeso lo statuto
dei diritti dei lavoratori di fronte ad un attacco che veniva dal Governo
Berlusconi. Non ci convinceva il patto per l’Italia, né pensavamo che in quelle
condizioni si potesse arrivare a modifiche equilibrate con una maggioranza in
Parlamento di centro destra. Lo statuto dei lavoratori non è stato fatto da
Sergio Cofferati ma da Giacomo Brodolini, ministro socialista del Lavoro. Tutto
ciò a poco a vedere la flessibilità che noi consideriamo essenziale, tanto è
vero che abbiamo sempre sostenuto il libro bianco di Marco Biagi. Quella
flessibilità riguarda del resto solo i lavoratori in entrata e non quelli in
uscita, non coincide affatto con la completa e assoluta libertà di
licenziamento e deve essere accompagnata da adeguati ammortizzatori sociali e
soprattutto da un riconoscimento della dignità del lavoro. E che la dignità del
lavoro, la sua sicurezza e la sua valorizzazione siano messi fortemente a
rischio, lo si constata drammaticamente nella tragica catena di incidenti
mortali che sono avvenuto ieri e l’altro ieri. Per quanto si possa essere
moderni, su una cosa rimaniamo antichi come i padri del socialismo: difendendo
il mondo del lavoro dall’insicurezza, dalla precarietà e dall’incertezza. Nel
corso del Novecento si sono aperte grandi contese, la politica è stata dominata
da grandi contrasti, abbiamo conosciuto sistemi totalitari la cui efferatezza
ha raggiunto livelli terrificanti. C’è stata però una delle conquiste più
importanti che si sia mai realizzata a favore di tutti i cittadini,
rappresentata dallo Stato sociale. Questo è stato il frutto delle idee e delle
elaborazioni di liberali riformatori cito per tutti Lord Beveridge e della
lotta e dell’azione di governo dei socialdemocratici. Dalle prime assicurazioni
sociali di fine ‘800 varate da Bismark, in Germania, ad oggi molta è la strada
che è stata fatta. Nel nostro dibattito è stato più volte evocato il
riferimento alla socialdemocrazia europea. La socialdemocrazia è riuscita ad
essere protagonista con l’affacciarsi del nuovo secolo per la sua capacità di
adeguarsi alle grandi trasformazioni sociali ed economiche. Solo chi ha
un’immagine della socialdemocrazia come un corpo dottrinario, come se fosse il
comunismo, può pensare che sia qualche cosa di vecchio. Ho notato che D’Alema
si è esercitato in una critica rivolta anche a noi, perché non coglieremmo la grande
novità rappresentata dal partito unificato, Ds-Margherita che si sta
costruendo. Noi coltiveremo invece il vecchio, rimarremmo attaccati ad antichi
risentimenti, saremmo prigionieri di logiche sorpassate. Questo argomento di
D’Alema non va liquidato con una battuta. Come non vedere che il Partito
democratico in corso di costruzione ha le sue fondamenta su quanto c’è di più
vecchio nella società italiana com’è quello di una politica di sinistra che
deve necessariamente scendere a compromessi sui valori e sui principi con il
Vaticano, come se non ci fosse stata la presa di Porta Pia, la Costituzione
dello stato risorgimentale e l’affermazione della laicità dello Stato. È più
vecchio chi pensa che il nuovo Partito democratico non possa farsi se non mettendoci
dentro integralisti cattolici e chi invece continua a guardare alla laicità
della politica come la dimensione nella quale si sviluppa l’innovazione e la
modernità. Del resto anche un centrista come Bayrou, tanto caro a Rutelli, che
lo sostiene contro la socialista Ségolène Royale è più avanzato sul terreno
della laicità e dei diritti civili -penso alla questione delle coppie di fatto
– di quanto lo sia la Margherita. Persino Sarkozy, che è il leader della destra
francese, ha difeso i Pacs che in Italia non sono accettati dal Partito che
Rutelli e Fassino ci propongono. Non si misura la modernità di un’idea solo dal
fatto che è nuova indipendentemente dal suo contenuto. Il presidente del
Senato, Franco Marini, che ringrazio ancora una volta per la sua presenza qui
tra noi, si è sentito in dovere di difendere Rutelli. E tuttavia non siamo
stati noi ma ben sessanta parlamentari della Margherita che con Marini e
Franceschini hanno più di qualche rapporto a fare un documento che suonava
aperta critica nei confronti delle posizioni integraliste di Rutelli. Non si
può certo mettere sullo stesso piano un cattolico come Jacques Delors e un
integralista di conio tutto nuovo com’è Rutelli. Come si fa a definire moderno
e avanzato un Partito democratico dove ci saranno esponenti dell’Opus Dei,
alcuni dei quali indossano felicemente il cilicio. Vedeva lungo Massimo D’Alema
quando si recò alla celebrazione del fondatore dell’Opus Dei comprendendo che
con parte di quella gente avrebbe fatto un partito assieme. Questa è la
modernità che concepisce Massimo D’Alema? Allora noi preferiamo rimanere
ancorati ai principi antichi di laicità che animarono gli eroi del Risorgimento
italiano. Del resto andando indietro dei secoli, appare molto più moderno
Giordano Bruno, di cui tutti noi conosciamo la sorte di quanto lo sia oggi Papa
Ratzinger. Laicità è modernità. È stato un grande merito nel corso della storia
della Repubblica l’aver posto questa questione con forza e vigore da parte dei
socialisti e dei radicali. La Rosa nel Pugno non è nata come qualche cosa di
stravagante rispetto alla nostra storia ma, tra tutte le nostre esperienze di
alleanza e di intese politiche, costituisce quella che abbiamo sentita ai
valori e ai principi del socialismo italiano. Voglio rassicurare Emma Bonino,
che ringrazio per essere venuta al nostro Congresso e averci portato il saluto
dei radicali italiani. Emma è un bravo ministro, assieme a Ugo Intini e agli
altri nostri compagni sottosegretari, ben ci rappresenta nel governo, ha idee
innovative e moderne che condividiamo, è una donna di carattere che ha una
grande passione politica e civile da tutti noi apprezzata. Noi non abbiamo
affatto chiuso la Rosa nel Pugno ma abbiamo con il Congresso di Fiuggi aperto
un cantiere più grande. In questo cantiere devono esserci l’esperienza, la
capacità innovativa, le idee della Rosa nel Pugno. Quelle idee corrispondono a
tante battaglie che socialisti e radicali hanno fatto insieme. Marco Pannella e
Loris Fortuna rappresentano nella storia del nostro Paese proprio come si possa
essere al 100% socialisti e al 100% radicali. Non lo si potrebbe dire per
nessuna altra esperienza politica. Noi portiamo avanti sui temi della laicità,
battaglie assai importanti: dall’abolizione del Concordato, dalla modifica del
meccanismo truffaldino dell’8 per mille, fino all’eliminazione dell’esenzione
Ici ancora esistenti per alcune attività commerciali della Chiesa cattolica.
Fondamentale è il nostro impegno a difesa della scuola pubblica e contro i
finanziamenti alle scuole private, dati in aperta violazione della nostra
Costituzione. Noi siamo ben consapevoli dei mali del nostro sistema
d’istruzione. Vogliamo una scuola pubblica che funzioni, con insegnanti ai
quali sia assicurata una dignitosa condizione di vita ed un continuo aggiornamento
professionale. Dobbiamo portare l’Italia nel campo dell’università e della
ricerca a competere in un mondo globale. In questo campo si devono mobilitare
risorse pubbliche e risorse private. Deve essere sviluppata la ricerca di base
come quella applicata. Non è più sostenibile che il nostro Paese resti al palo.
È necessario un grande rinnovamento dell’economia italiana. Le nostre imprese
non possono rimanere ingessate in un capitalismo familiare, come ha detto Ugo
Intini, che non assicura un efficiente ricambio delle classi dirigenti e ha
dimostrato di non essere in grado di reggere la competizione internazionale. Il
caso Telecom resta da manuale perché mette insieme un po’ tutti i vizi del
capitalismo italiano. Su questi temi della laicità, dell’innovazione, della
ricerca e della scuola, ci siamo ritrovati nelle aule parlamentari e nel
confronto politico su posizioni assolutamente comuni con il ministro Mussi,
come con il vice presidente del Senato Gavino Angius, Questo può essere un buon
inizio in grado di aprire una prospettiva comune che abbia come riferimento il
socialismo democratico europeo. Voglio riconfermare come ho detto nella mia
relazione introduttiva, che noi siamo contrari al partito che stanno costruendo
Rutelli e Fassino, ma nel contempo consideriamo il perseguimento dell’unità dei
riformisti come una caratteristica del Dna socialista. Abbiamo ascoltato ieri
le parole del Presidente del Consiglio Prodi, che ringrazio per essere
intervenuto al nostro Congresso. Ha fatto un discorso chiaro ed altrettanto
chiara è la nostra risposta, come si deve fare tra amici. Romano Prodi ha
ribadito la validità del Partito democratico, invitandoci ancora una volta a
farne parte. Ieri Roberto Villetti gli ha dato una prima risposta, dicendo che
Prodi con le sue argomentazioni è stato rispettoso nei confronti delle nostre
idee ma che noi non possiamo accogliere l’invito che ci ha fatto ad aderire al
Partito democratico. Voglio sintetizzare questo nostro punto di vista nella
maniera più semplice ed amichevole: “Caro Romano, non ci hai convinto”. Con il
Presidente del Consiglio, ci sono tanti punti di convergenza ma anche come è
evidente, diversità. Come lui stesso ha detto: “Siamo distinti ma non
distanti”. Noi sosteniamo pienamente il Governo. Vediamo aggirarsi tanti
alchimisti che esercitano la propria fantasia nell’individuare soluzioni di
riserva nel caso in cui il Governo dovesse nuovamente essere sconfitto al
Senato, dove come si sa c’è una maggioranza molto ristretta. Si tratta di
disegni poco chiari che si accompagnano con la speranza di riuscire ad imporre
una legge elettorale che liberi il nascente Partito democratico dal fastidio
dato dalla concorrenza di altre formazioni politiche. Vedo queste tentazioni
nei Ds, le vedo nella Margherita e le vedo anche in Rifondazione comunista.
Spero proprio che il presidente Bertinotti, che ringrazio per essere
intervenuto nel nostro Congresso, con il suo originalissimo comunismo
libertario, contrasti le tentazioni di coloro che ci vorrebbero spazzare via
attraverso qualche astruso congegno elettorale. Noi non vogliamo attestarci su
un puro e semplice rifiuto del Partito democratico. La nostra critica dovrà
essere puntuale ma non fatta di pregiudizi. Ho letto oggi sull’“Unità” che
Fassino si è lamentato per le mie critiche, che sarebbero state ingenerose. Ha
aggiunto che gli argomenti da me portati non sarebbero fondati. Mi sembra che
tra le cose che gli abbiamo dato più fastidio siano le mie osservazioni
sull’ormai nota questione del Pantheon degli antenati del Partito democratico.
In effetti attorno a questa esemplificazione si èevidenziata tutta la
confusione politica, ideologica e culturale, del partito che stanno mettendo
insieme Fassino e Rutelli. Oggi ho visto che il Pantheon si è ulteriormente
arricchito. In una intervista a “La Stampa”, Anna Finocchiaro, presidente del
gruppo parlamentare dell’Ulivo al Senato, di fronte a questa discussione ha
fatto una osservazione di buon senso: “Mamma mia, ancora questa discussione. Mi
sembra trita e ritrita”. Detto questo non ha però rinunciato a metterci del
suo: se andiamo su questo piano io, accanto a Gramsci e Berlinguer, metterei un
pezzetto del pensiero femminista, Arendt, la Luxembourg”. Ora Hanna Arendt è
nota come essere la filosofa che ha sostenuto che nazismo e comunismo possono
essere ricondotti alla comune categoria del totalitarismo. Rosa Luxembourg era
una a rivoluzionaria comunista libertaria. Mettere insieme due personalità così
diverse non significa affatto che Anna Finocchiaro non sappia chi sono l’Arendt
e la Luxembourg. È invece la prova provata che si prendono tutti i riferimenti
possibili ed immaginabili perché non si vuole scegliere. In questo modo il
partito che stanno costruendo Fassino e Rutelli, dimostra non solo di non
riuscire a trovare un orientamento politico e culturale per il futuro di un
certo valore, ma di non avere risolto neppure i nodi ideologici e confessionali
che ancora pesano sui Ds e sulla Margherita. Noi a partire da Fiuggi lavoreremo
per unire i socialisti, allargare il campo dei nostri interlocutori, aprire un
cantiere di tutti i riformisti che non condividono la scelta di aderire al
Partito democratico. Uniremo i socialisti per unire i riformisti. A questa
prospettiva stanno dando un contributo di grande valore politico e culturale
esponenti politici come Emanuele Macaluso, Lanfranco Turci e Giuseppe
Caldarola. Si tratta di riformisti doc. Da tempo si svolge un libero confronto
su questi temi sul “Riformista” diretto da Paolo Franchi, dove senza
pregiudizi, si confronta tutta la sinistra. Noi speriamo che a loro sia
aggiungano tanti altri che non provengono dall’esperienza del Psi e Psdi ma che
come noi vogliono un’Italia più libera, più laica e più giusta.Qui a Fiuggi
nacque lo Sdi con il contributo di Ugo Intini e Gianfranco Schietroma. Qui
nasce la Costituente. È un progetto per l’oggi. Non dobbiamo assolutamente
perdere tempo. Abbiamo di fronte a noi una consultazione elettorale,
amministrativa e provinciale di grande rilevanza che richiede un impegno forte
di tutto il nostro partito. In questa consultazione, dobbiamo portare tutto il
nostro spirito unitario, rivolgendoci innanzitutto alle elettrici e gli
elettori socialisti, perché rafforzino le liste dello Sdi che sono aperte al
contributo degli esponenti delle formazioni della diaspora, e ai radicali, che
con noi hanno dato vita alla Rosa nel Pugno. Tante volte abbiamo avuto
l’impressione di arrivare ad un passo dell’unità. Poi tutto questo è svanito
come in un sogno. Ora se io dovessi sintetizzare le mie convinzioni e i miei sentimenti,
direi una sola cosa: UNIAMOCI SUBITO! Uniti i socialisti conteranno di più sul
piano delle idee e della capacità di incidere nella politica italiana. Uniti i
socialisti riusciranno ad essere un punto di riferimento per unire tutti i
riformisti. Uniti per rinnovare quella storia che si aprì alla fine
dell’Ottocento con la fondazione del PARTITO SOCIALISTA ITALIANO di cui noi siamo
gli eredi e i continuatori!