La sicurezza integrata è finalmente legge.

 

Intervento dell’Assessore  alla Promozione della Sicurezza Giovanni Caracciolo

 

 

La discussione del DDL 344, penso abbia impegnato l'Aula in un dibattito abbastanza prevedibile, essendosi manifestate anche in questa sede e in questa occasione, quelle che sono le posizioni politiche ed ideologiche dei vari partiti in materia di Sicurezza, che sono note certamente a tutti.

 

Dobbiamo dire comunque che nella discussione un certo buon senso è prevalso da parte di tutti, ed io vi ringrazio, specialmente se si tiene conto della complessità dell' argomento trattato e degli interessi politici in gioco, anche se purtroppo qualche proposta emendativa non è stata condivisa del tutto, suscitando dei distinguo, comunque civili, contenuti e, in un tema come questo, anche comprensibili.

 

A mio avviso l'impianto e la filosofia della legge sono state rispettate, al di là della propaganda e dei titoli dei giornali amici, del giorno dopo.

Il nostro compito, prima di tutto, è consistito nel volere affrontare il tema della legge sulla Sicurezza integrata rispettando il tracciato costituzionale e dare coerentemente, attraverso uno strumento

legislativo, risposte alle problematiche della sicurezza urbana, nell'ambito delle nostre competenze.

 

E questo, credo, sia stato realizzato, senza retorica, guardando in faccia la realtà dei fatti e gli interessi dei cittadini, cercando di interpretare e di risalire alle cause che determinano certi fenomeni di illegalità e di inciviltà diffusa, non soffermandosi solo alla loro condanna.

Consentitemi, brevemente, qualche accenno significativo, su qualche passaggio dell'articolato, per comprendere meglio la ratio della legge.

 

Le finalità della legge, che in armonia con i principi costituzionali e dello Statuto ed in raccordo con gli interventi istituzionali dello Stato in materia di ordine e sicurezza pubblica, persegue la realizzazione di politiche locali per la sicurezza integrata delle città e del territorio regionale e per lo sviluppo di una cultura e di una pratica diffusa della legalità tese a contrastare i fenomeni che generano sentimenti di insicurezza della popolazione ed aumentare la sicurezza reale, sono state non solo rispettate, ma rafforzate, dagli emendamenti accolti.

 

L'articolo 3, (compiti e funzioni dei soggetti istituzionali) sottolinea chiaramente il ruolo centrale della Regione, la quale definisce gli indirizzi, le linee programmati che di intervento e le azioni prioritarie in materia di sicurezza integrata, e coordina, promuove e sostiene gli interventi, previsti negli articoli 9 e 10.

 

E'molto importante l'articolo 5 (priorità ed indirizzi per il sistema integrato di sicurezza), dove alla lettera a) si precisa che gli interventi regionali privilegiano le azioni integrate di natura preventiva di contenimento dell' ampiezza e della gravità dei fenomeni di illegalità e criminalità diffusa.

 

E' prevista, all'art. 6, una struttura di coordinamento tecnico, come braccio operativo della Giunta, che opera in supporto della Conferenza regionale per la sicurezza integrata, quale sede di confronto e di valutazione delle politiche di sicurezza integrata e di verifica dello stato di attuazione degli accordi tra gli attori coinvolti ed in raccordo con il consiglio delle autonomie locali e la conferenza permanente Regione-Autonomie locali. Ha compiti importanti di coordinamento, elaborazione ed analisi, per la Giunta, gli enti locali e le strutture regionali, competenti nelle materie connesse.

 Molto importante è quanto previsto sugli interventi regionali di assistenza ed aiuto alle vittime dei reati, dove è stato accolto un emendamento molto pertinente a favore delle donne, che purtroppo, e la realtà di tutti i giorni lo ribadisce costantemente, rappresentano il bersaglio preferito di molte azioni criminose di violenza inaudita, come è altrettanto importante l'istituzione di un fondo di solidarietà per le vittime del dovere e del terrorismo e, novità assoluta, anche per le vittime civili.

 

Attraverso l'approvazione di due Ordini del Giorno, si è inteso rispettare il nostro impegno di versare al Patto per Torino sicura, la somma di 2.500.000 di euro e di prevedere nella legge di Bilancio 2008, risorse pari a un milione di euro, finalizzati ad interventi di compartecipazione per il completamento, conservazione o riutilizzo di locali destinati a presidi di pubblica sicurezza nei comuni con abitanti inferiori ai 15.000.

 

Quest'ultima voce vuole significare un aiuto, da parte della Regione, alle amministrazioni locali, prendendo atto delle difficoltà quasi insormontabili di molti comuni di poter assicurare alle forze dell'Ordine abitazioni decenti per gli agenti e caserme meno fatiscenti di quelle attuali, e rendere così più agevole il loro non facile lavoro.

 

La Regione, riconosce le competenze proprie specifiche in materia di sicurezza integrata, degli enti locali, dei soggetti pubblici, privati e dell' associazionismo, operanti nel campo sociale, e finanzia accordi di partenariato, denominati Patti Locali, stipulati per promuovere e realizzare politiche di sicurezza integrata in ambito locale. A tal riguardo, i vari tipi di intervento previsti per realizzare i Patti Locali, che io non elenco per brevità, sono dettagliati nell'articolo 9 comma 3, e rappresentano un vero e proprio esempio di sussidiarietà, sia verticale che orizzontale, che consente ai vari attori delle comunità locali di usare strumenti reali ed efficaci per governare e risolvere le proprie problematiche di sicurezza. Ricordo inoltre che la Regione può finanziare altre due tipologie di interventi, previsti nell'art. 10, comma 4, lettere b) e c)

 

Tutto ciò, non può essere minimizzato nella comunicazione, giornalistica e politica, dalla presenza, in un articolo, della possibilità che gli operatori di polizia locale possono essere dotati di presidi tattici, di limitato impatto visivo, ai fini della prevenzione e della tutela della propria incolumità personale, come spiega la consigliera Pozzi in un suo intervento su un quotidiano,

 

Anche in questo articolo della legge, la responsabilità della scelta è lasciata agli enti locali che agiranno sulla base degli effettivi problemi e bisogni del proprio territorio e attenendosi a modalità d'uso che il regolamento regionale dovrà stabilire. In nessuna parte si parla, comunque, di manganelli o di bastoni sfollagenti.

 

Il posizionamento del "bene pubblico sicurezza" al livello del governo locale si coniuga bene con le aspettative e le risposte attese dai cittadini nei confronti dei propri amministratori e del proprio sindaco, che essi stessi hanno direttamente eletto: l'impegno congiunto di cittadini e istituzioni è fondamentale per spezzare il connubio tra degrado e criminalità.

Ringrazio veramente tutti ed in particolare quelli che mi hanno dato una mano a portare a termine questo lavoro.