Crisi, i socialisti a Napolitano: intesa su legge
elettorale ma partendo dalla bozza Chiti
sabato 26 gennaio 2008
Mentre Berlusconi insiste per le elezioni subito e Veltroni ribadisce
che prima bisogna cambiare la legge elettorale, proseguono le consultazioni al
Quirinale. Nello studio alla Vetrata, il presidente della Repubblica, Giorgio
Napolitano, ha ricevuto per il Partito socialista il capogruppo alla Camera
Roberto Villetti. “Non diamo nessun mandato in bianco – ha detto l’esponente
socialista - : se si vuole fare un governo per cambiare la legge elettorale,
siamo disposti ad appoggiarlo a condizione che sia chiarito prima quale legge
elettorale si vuole approvare”. Di questo chiarimento potrebbe essere
incaricato un esploratore. Villetti ha precisato che il governo dovrebbe essere
guidato da “una personalità politica”, dicendo così un no alle soluzioni
tecniche. Inoltre, ha detto, è indispensabile che l'intesa sulla riforma
elettorale coinvolga “la più larga maggioranza”, quindi i due maggiori partiti,
perché i socialisti “non vogliono fare come il centrodestra che ha fatto la
legge attuale a colpi di maggioranza. Non mi nascondo le difficoltà, di fronte
alle posizioni di Berlusconi, Fini e Bossi. Speriamo solo che ci ripensino”.
Infine, Villetti ha detto che “la bozza Bianco non può essere una base
di partenza”, suggerendo, invece, di ripartire dalla bozza Chiti.
“Ho detto al presidente della Repubblica - ha proseguito Villetti -
che è necessaria chiarezza nei difficili passaggi che attraverserà la crisi di
governo. Per evitare di andare subito alle urne e per superare lo scoglio del
referendum, si deve partire da un accordo puntuale e trasparente su una nuova
legge elettorale che costituisce la base preliminare e fondamentale su cui si
dovrebbe formare un nuovo governo. Non si può vararlo solo in nome della
esigenza di fare una nuova legge elettorale, senza che se ne conoscano prima i
contenuti. Non si può infatti accettare a scatola chiusa qualsiasi tipo di
governo per qualsiasi legge elettorale. Per quanto ci riguarda bisogna
ripartire dal modello regionale su cui si era fondata la bozza Chiti che aveva
trovato a suo tempo ampi consensi nel centro sinistra come nel centro destra.
Nelle regioni è assicurata stabilità, governabilità e rappresentatività. Questo
disegno potrebbe essere completato da una successiva riforma costituzionale di
tipo semipresidenziale. Non si può invece ripartire dalla bozza Bianco che è
stata tra le non ultime cause della crisi del governo Prodi. Se si volesse
continuare su questa strada, non ci troveremmo d’accordo. Non sottovaluto che
la richiesta di tornare subito alle urne, fatta da Berlusconi, Fini e Bossi,
rende assai accidentato il sentiero per la formazione di qualsiasi nuovo
governo. Ripensamenti sono sempre possibili, ma non mi sembra che siano
probabili. Ricordiamoci sempre che le regole del gioco non vanno fatte contro
questo o quel partito, ma con un larghissimo consenso politico e parlamentare.
Per verificare sino in fondo se si possono creare condizioni favorevoli, che
allo stato attuale non ci sono, bisognerà individuare una personalità politica
che sia in grado di svolgere questo compito in modo imparziale e slegato da
logiche interne di partito. Per questa scelta ci affidiamo interamente al Capo
dello Stato. Comunque, se non si riuscisse a trovare una soluzione positiva
alla crisi, abbiamo espresso al presidente Napolitano la nostra convinzione che
sia lo stesso governo Prodi a gestire le elezioni".
Il giro di consultazioni del capo dello Stato è iniziato ieri
pomeriggio, quando al Colle sono saliti i presidenti delle Camere, Franco
Marini e Fausto Bertinotti, e i rappresentanti dei gruppi misti di Camera e
Senato e delle Autonomie. Dopo una lunga pausa, oggi pomeriggio e domani,
Napolitano riprenderà i suoi colloqui lunedì, incontrando i diversi partiti in
ordine crescente secondo la loro rappresentatività in Parlamento. Si chiude
martedì con Fi e Pd, in mattinata, e con i presidenti emeriti della Repubblica
nel pomeriggio.