Relazione Dario Carella Vice Direttore TGR RAI

 

Informazione e politica:

dalla tv generalista del dupolio alle nuove frontiere: web, on line, blogs

 

 

Negli anni Sessanta, Marshall McLuhan sosteneva che il potere finanziario e politico sarebbe stato superato dal potere che le nuove tecnologie avrebbero esercitato sugli individui. Alla fine del Ventesimo secolo, la convergenza, a lungo predetta, di media, computer e telecomunicazioni è una realtà in piena fase di realizzazione.

 

Si tratta di un processo che, peraltro, si va sviluppando in forma diverse. Negli Usa la struttura di rete, finora, sembra aver privilegiato la fibra ottica, mentre in Europa al momento sembra essere il satellite il veicolo preferito. In Italia al momento la convergenza è principalmente assicurata dal potenziamento del vecchio doppino telefonico (con l’ADSL). L’unica certezza è che siamo in ritardo, mentre la competizione, a giudizio di autorevoli esperti, sembra spostarsi verso il matrimonio tra banda larga e telefonia mobile (settore quest’ultimo dove abbiamo una buona copertura ma solo col GSM). I due maggiori (potenziali) player della convergenza Telecom e RAI, per varie ragioni, hanno e stanno accumulando ritardi, che come evidenziano il successo di SKY nella televisione satellitare e di altri operatori nella telefonia, potrebbero essere pagati cari da quello che una volta si chiamava Sistema-Paese.

 

La connessione digitale unisce ogni individuo in una rete di comunicazioni simultanee, favorendo e accelerando l’unificazione fondamentale delle economie e dei sistemi mediatici.

 

Alla metà degli anni Ottanta, Nicholas Negroponte previde, sulla scorta dell’evoluzione delle tecnologie digitali, la convergenza tra l’industria dei computer, l’industria delle telecomunicazioni e l’industria dei media. Oggi, Internet diventa un punto di convergenza ben oltre il fortunato slogan di Negroponte. Internet è un vortice che accelera l’innovazione e la competizione con la contrapposizione tra contaminati e contaminatori. I servizi, la finanza, la comunicazione in senso lato, perfino i settori legati alla formazione sono assorbiti dal vortice di questa convergenza allargata generando forme di competizione inattesa.

 

Può la politica, nella sue diverse culture e nelle sue diverse forme organizzative, non dico ignorare, ma soltanto continuare a sottovalutare questo fenomeno epocale?

 

Io dico di no e tuttavia, se si eccettuano alcuni politici soprattutto nordamericani o europei anche non di cultura anglosassone penso alla Spagna,alla Germania,ai paesi scandinavi,l’attenzione dei politici nostrani rimane tutta focalizzata sulla televisione e sulla carta stampata. Il ‘successo’ di un politico, in Italia, rimane al momento legato ai passaggi sulle reti RAI o Mediaset e sulle interviste e citazioni sui  maggiori quotidiani.

 

Internet è ,invece, una nuova fonte di contaminazione e una risorsa per la costituzione di nuove constituency locali, nazionali e transnazionali.

 

Anche se non spetta dare alcuna indicazione politica a chi come me si limita ad osservare , cercando di interpretarle per quello che è possibile, le nuove realtà,

mi sento di poter dire,salvo prova del contrario, che una piccola (poi piccola,e chi lo dice?) forza come la Costituente Socialista, seppur con una grande tradizione alle spalle, non può e non deve restare ancorata solo ai vecchi modi di fare politica, ma deve avere il coraggio di dire e di fare qualcosa di nuovo.

 

Ad esempio:perché non scommettere sulla Rete,provando anche solo un attimo a pensare che mentre tutti litigano sul CdA della Rai secondo una ricerca condotta da un Istituto di cui non farò il nome , alle vicende della Rai sono interessati meno del 30% dei cittadini italiani e in questo 30% l’età media è sopra i 50 anni?

 

Ecco perché nel ringraziare Franco D’Alfonso e Beppe Garesio per il loro invito di oggi,insisto a parlare ,augurandomi di suscitare qualche interesse anche se non dirò nulla sulla Rai o su Mediaset, di Internet e delle Rete. Una forza politica che guarda ai giovani come fa a non mettere la rete al centro di un proprio pensiero innovativo,in primo luogo se vuole intercettare le giovani generazioni che sono poi il futuro di questo Paese?

 

Nel contesto del libero scambio delle idee e per incoraggiare la creatività di gruppo, dobbiamo perciò essere favorevoli allo sviluppo aperto e accessibile di software e di altre opere di ingegno, e contrari al brevetto di geni, algoritmi e fatti naturali. Dobbiamo opporci all’estensione retroattiva delle leggi sulla proprietà intellettuale, che avvantaggiano finanziariamente le imprese che detengono i copyright.

Il modello open source è competitivo, collaborativo e meritocratico, in altre parole molto  liberalsocialista.

 

Non è un ideale teorico ma una realtà sperimentata da decenni, che ha prodotto opere fruibili da tutti, valide e durature. Si può addirittura affermare che l’ideale di collegialità della comunità scientifica, che ha portato alla collaborazione open source, è stata per secoli alla base del progresso umano.

 

 

Le comunità nascenti hanno però, sempre, bisogno di una storia e di una mitologia cui ispirarsi, di sistemi di arruolamento, di modelli economici e politici.

 

La globalizzazione che abbiamo di fronte - sostiene Luca De Biase, giornalista indipendente e uno dei massimi esperti nella divulgazione della net economy - non è un impero, ma una rete, un labirinto di punti di vista. Non è il vantaggio di pochi e la sofferenza di molti. La tecnologia non è una soluzione. È un sistema di opportunità aperte ai vincitori del passato, ma anche agli outsider. Un sistema che può essere indifferentemente a servizio dello sviluppo globale e della pace, ovvero della guerra, del crimine e del terrore. La metafora dell’impero ha avuto molta fortuna, ma spesso ha preso la mano di chi l’ha proposta.I fatti non consentono una lettura lineare dell’evoluzione della civiltà in questa fase di transizione. L’era digitale della comunicazione globale si riappropria della forza visionaria del pensiero per l’azione. Le idee generano visioni e le visioni sono in grado di generare cambiamenti trascinando popoli interi ”.

 

Al contrario di quanto sostengono i leader del PD , il socialismo europeo è tutt’ora vivo e vitale e non è finito su di un binario morto.

Se si esclude il nostro paese,ovunque,persino in Francia dopo il disastro delle presidenziali in cui si candidò Lionel Jospin ,tutto preso ad occuparsi di Berlusconi e dell’Italia da non accorgersi che a casa sua Le Pen sarebbe volato al ballottaggio sconfiggendo la gauche plurielle, il movimento socialista appare agli osservatori come me che,mi sia permesso dirlo, ne conoscono ,diciamo così pregi e difetti,come un socialismo innovatore che non ha paura della modernità e della libertà, che rifiuta l’irrazionalità,l’oscurantismo anti scientifico,la subalternità culturale, la paura dell’altro e del diverso,la sottomissione delle donne; e riafferma,al contrario senza paura , le idee che hanno ispirato le parole d’ordine delle rivoluzioni democratiche del Settecento: libertà, eguaglianza e solidarietà; diritti umani assieme anche  alla ricerca della felicità.

 

Questi argomenti vivono già quotidianamente sulla Rete, ma troppo spesso senza avere rappresentanza politica.

 

Vorrei concludere con un esempio: negli anni ’90 Paolo Mieli trasformò il Corriere della Sera tenendo conto del ruolo allora sempre più pervasivo della televisione, oggi sta tentando di plasmare l’insieme dei media che fanno capo al Corriere sulla base dello sviluppo dell’informazione on line e così sembra voler fare Gianni Riotta al TG1.

Sono sicuramente ancora segnali deboli o parziali, ma quasi nessuno, tra le forze politiche, li ha raccolti. Tranne, anche se solo in funzione destruens, un non politico che ha deciso di fare politica con la Rete, Beppe Grillo!

 

Non si tratta, ovviamente, di mettersi ad ignorare o anche solo sottovalutare i media tradizionali, ma usando per analogia il concetto di distruzione creativa di Joseph Schumpeter, si tratta di riposizionare i diversi fattori della comunicazione, in un nuovo paradigma funzionale (come peraltro ha saputo usare molto bene lo stesso Grillo).

 

Per dirla ,come dicevamo una volta , bella, forte e chiara:

 

Questa,per la Costituente Socialista, potrebbe essere una delle occasioni per giocare d’anticipo,con la testa rivolta in avanti e senza pensare ,come tanti nobili decaduti,ad un glorioso passato che non c’è più.