“L’agenda riformista contro il declino - Un programma ed un partito per i
laici, liberali,radicali,socialisti
Torino, 1 dicembre 2007 –
Salone UIL via Bologna 11
Relazione
di Franco D’Alfonso
IL PARTITO DELLE REGOLE CHIARE,
RISPETTABILI E RISPETTATE
L’infinita transizione italiana si è aperta con le
parole d’ordine del rispetto delle regole e della moralità pubblica ed ancora
oggi, in maniera solo apparentemente paradossale, si sentono riecheggiare i
medesimi suoni minacciosi ed indistinti. In questi anni, lungi dall’aver
migliorato alcunché sul piano della moralità ed etica politica, si è avuto un
deciso peggioramento dell’intero assetto istituzionale e legale anche formale
del nostro Paese, con una diminuzione degli standard di civiltà giuridica ed
amministrativa che osservatori internazionali certificano e rilanciano
periodicamente, tra le disapprovazioni della parte politica che sta al momento
al Governo e l’entusiastica approvazione di quella che si trova
all’opposizione; e comunque nella sostanziale inazione di entrambe.
I “nuovi” partiti
de-ideologizzati sono diventati rapidamente depoliticizzati, assumendo
caratteristiche che solo con molta benevolenza potremmo definire peroniste,
essendo il riferimento argentino una questione molto più seria e politica, di
vero e proprio spariglio fra destra conservatrice e sinistra comunista, che
poco ha in comune con le formazioni partitiche di stampo privatistico che si
fondano su plebisciti su liste bloccate o si sciolgono sotto un’auto blu. La
chiarezza di scelte politiche invocata con lo stentoreo “o di qua o di là”
opposto in questi anni a quanti cercavano di introdurre timidi elementi di
ragionamento politico e programmatico nella saga delle coalizioni coatte si è
rapidamente trasformata nella più totale spregiudicatezza, con posizioni e tesi
politiche che vengono espresse al mattino e spesso non reggono fino al
successivo lancio di agenzia.
Ne abbiamo un chiaro esempio nel confronto in
corso sulla legge elettorale , con gli sbandamenti tra modelli di vario genere
e numero che avvengono addirittura nel corso di uno stesso discorso o colloquio
, nel quale immancabilmente appare chiaro come l’attenzione dei leader di
questi partiti sia assolutamente concentrata sulla propria personale
convenienza di breve periodo. E lo è al punto tale che, lungi dall’intervenire
sugli aspetti più antidemocratici della legge attuale, come l’abolizione della
preferenza ed il potere di vera e propria “nomina” dei parlamentari in mano a
pochi segretari di Partito, ci si concentra sui tentativi di rendere ancora più
oscura ed antidemocratica la competizione elettorale, studiando la maniera
migliore per concentrare questo enorme potere politico nelle mani di sole due
persone, i capi dei due partiti che a fatica si sa come si chiameranno il
giorno dopo, ma che si sa benissimo da chi saranno guidati, vale a dire gli stessi del giorno prima. Si cerca insomma
di passare dalla “legge truffa” in vigore e già tentata dalla Dc centrista alla legge Acerbo del listone che diede il
potere al Partito unico , che darebbe oggi vita ad un potere consolare al posto – magra consolazione! - della dittatura di uno solo. Mi ha colpito
la dichiarazione dell’altro giorno del plurireferendario prof. Guzzetta che ha
voluto metterci in guardia sui rischi del ritorno sciagurato alla “democrazia della delega” insito nel sistema
proporzionale: è la prima volta, dai tempi
dei contestatori di Palazzo
Campana, che non sentivo più una requisitoria così poco documentata alla democrazia rappresentativa
ed una così apodittica ed aprioristica difesa dell’assemblearismo e delle
pratiche plebiscitarie!
Ma lo stato molto cattivo della democrazia nel
nostro Paese lo constatiamo esaminando la situazione delle assemblee elettive
di tutti i livelli ridotte, grazie alla “legge Bassanini”, ad aule sorde e
grigie atte ormai solo a fomentare il sentimento dell’antipolitica e
completamente prive di qualsiasi possibilità di richiedere perfino
l’informazione sulle attività dell’esecutivo. L’applicazione dello “spoil system” nella maniera più
incontrollata ed arbitraria possibile ha portato all’emarginazione ed
all’umiliazione della professionalità e della tradizione di buon governo che era
la caratteristica soprattutto delle
amministrazioni comunali del Nord, screditando l’apparato amministrativo
pubblico oltre ogni propria colpa effettiva .
Chiediamoci come sia possibile che siano accaduti
casi incredibili come quello del Comune di Milano, dove la signora Moratti,
prima donna ad amministrare la città dopo l’ancora rimpianta Maria Teresa, ha
potuto procurare un danno erariale di 11 milioni di euro, contestatole dalla
Corte dei Conti , attraverso la nomina a direttori comunali di 25 collaboratori
esterni “del tutto privi dei requisiti minimi di professionalità” ed in alcuni
casi perfino di quelli anche solo per essere assunti con funzioni con stipendi
superiori ai 200 mila euro lordi all’anno, rimanendo tranquillamente al suo
posto a pontificare sulla managerialità e su quanto ci rimette un imprenditore
privato ad operare nel pubblico. O come sia possibile che a Torino, in questa
città, si sia potuto utilizzare del tutto indisturbati gli organismi di
gestione delle Olimpiadi e delle altre manifestazioni, che pure hanno dato
grande contributo e beneficio all’immagine ed alla realtà torinese, come
discariche per dirigenti in soprannumero o a fine carriera del settore privato!
In compenso i costi della politica si sono più che
triplicati, gli eletti/nominati hanno avuto forti incrementi salariali in cambio della riduzione del potere;
il sottogoverno si è incrementato,
anche con l’invenzione delle mille “ iri locali”, il finanziamento pubblico ai
partiti è arrivato a meccanismi e livelli tali che, come insegna il caso di Di
Pietro o di Fatuzzo, è diventato obiettivo di vere e proprie iniziative
“imprenditoriali” con l’obiettivo dell’utile di bilancio; il tutto in uno
scenario di de-responsabilizzazione collettiva, proprio quella che ci avevano detto
essere finita con Tangentopoli!
Evidentemente, non poco è dovuto allo stato
veramente miserevole dell’informazione: i grandi giornali sono sempre in mano agli interessi privati, che
si fanno partito e saltano ormai da tempo la “vecchia” mediazione politica dei
partiti, mentre l’informazione televisiva è sintetizzabile nel gravissimo scenario Raiset del quale tutti sapevano, ma nessuno ha mai detto
nulla.
Il Parlamento approva ormai solo Finanziarie
omnibus che contengono norme che devono
essere modificate nel momento stesso
nel quale vengono approvate, in barba alla gestione parlamentare della politica
che i “nuovisti” d’epoca avevano promesso.
Lo stato dei diritti civili è clamorosamente
deficitario: il dibattito politico è tornato ad essere quello di prima del
referendum sul divorzio, quando la propaganda della Dc clericale ammoniva che
le mogli sarebbero scappate con l’idraulico se fosse stato introdotto
l’istituto fino ad allora riservato alla Sacra Rota. La politica, ben lungi
dall’anticipare le tendenze di progresso civile nella società, si caratterizza
ancora una volta per ingaggiare imbarazzanti ed umilianti battaglie di
retroguardia: come quella di Suor Letizia Moratti, che toglie gli
scambiasiringhe, non vuole esporre opere
di artisti gay ( fa solo
un’eccezione per la Pietà di Leonardo, pare) e decide che le foto della modella
anoressica di Toscani non possono essere affisse nella “sua” città, anche se
sono già uscite in tutti i Comuni limitrofi; oppure come quella del ministro Mastella che si improvvisa severo
censore antimafia, chiedendo di sospendere la fiction su Riina, della quale gli
hanno riferito “uomini di provata fede”, dal momento che lui medesimo non ha
fatto parte del pubblico di oltre sette milioni di persone che l’hanno seguita.
Episodi apparentemente marginali, con un impatto sulla realtà quotidiana
sociale estremamente limitato se non nullo, ma che sono un segnale di un
pericoloso diffondersi di un virus falsamente perbenista, utilizzato oltretutto
come “ballon d’essai” per distrarre da questioni molto più concrete e
tangibili.
L’impreparazione e l’improvvisazione sono al
potere, la litigiosità politica e partitica ha raggiunto livelli mai visti. Per
fortuna siamo alla farsa e non alla tragedia del passato.
Ma proprio in questi giorni, nel modo caotico
tipico di questa lunghissima fase politica, è diventato chiaro a tutti che il
sistema del bipolarismo coatto, delle ammucchiate per vincere il turno
elettorale e per fare un governo che non governa, è definitivamente tramontato.
La fine dell’Unione-Ulivo come quella della Casa delle libertà è stata
dichiarata dagli stessi aventi causa e beneficio, e questo è un bene: lo è per
il Paese, che si libera di una corazza politica che l’ha costretto ad una sorta
di eterna vicenda di Montecchi e
Capuleti durata oltre un decennio; e lo è, più modestamente, per l’area
liberale e socialista, che può archiviare anche formalmente l’essere “o di qua
o di là” come uno degli ostacoli maggiori alla fine della diaspora politica
socialista.
Si chiude anche la parabola politica del
democristiano Prodi e del suo governo ad umiliazione riformista: il boiardo
demitiano dell’Iri delle perdite multimiliardarie, diventato leader di partito
dossettiano con forti tendenze cattocomuniste termina la stagione di governo
doroteo per rifugiarsi nella più classica e duratura filosofia politica
democristiana, l’andreottiana “ meglio tirare a campare che tirare le cuoia”.
Il premier è coriaceo come il senatore a vita, ma restare premier a vita non
dovrebbe essere possibile..
E’ anche per questo che la necessità e l’urgenza
di un nuovo Partito Socialista è più che mai di attualità, che lo spazio
politico per un partito riformista e modernizzatore torna ad essere agibile,
pur tra le molte difficoltà che ci sono e che sempre più ci saranno davanti a
coloro i quali hanno deciso di tentare l’ardua impresa della fondazione del Ps
.
E’ evidente che il nostro nuovo Partito non potrà
che caratterizzarsi dall’intransigente contrapposizione a questo sistema, fonte
di inefficienza e perdita di credibilità prima ancora che di corruzione ed
immoralità personale.
Il recupero di un senso dell’importanza della
politica, del rispetto dei ruoli e dei compiti istituzionali deve essere uno degli obiettivi principali e
fondanti del nuovo partito: il ripristino di regole certe per riportare ad un
livello accettabile il sistema italiano. La perdita di autorevolezza ed
affidabilità del sistema-Paese ha effetti non ancora sufficientemente studiati
ma altamente drammatici anche, se non soprattutto, sulla nostra economia, come
conseguenza, per esempio, dell’essere
sostanzialmente tagliati fuori dalle decisioni importanti a livello Ue .
Il ripristino di poche regole chiare, di ruoli di
riferimento precisi, di un sistema di “check and balance” pesantemente alterato
sia sul piano formale che su quello sostanziale, è una scelta politica qualificante, che si traduce in
comportamenti conseguenti.
La legge finanziaria, per esempio, si è ormai
trasformata nell’unica vera legge prodotta dal Parlamento, essendone peraltro i
propri membri di fatto totalmente espropriati ormai perfino della conoscenza
del suo contenuto. Alla tradizionale cripticità del linguaggio legislativo si è
aggiunta la confusione inevitabile derivante dal fatto che questo appuntamento
è visto come l’unico nel quale si può ottenere un qualche risultato, sia esso
una riforma di struttura come un aumento di stipendio per il Capo della
Polizia. Cercare di ripristinare una logica in tutto questo significa operare
scelte da formulare con attenzione e da presentare con altrettanta cautela e
chiarezza, senza infilarle nel
tritacarne di una discussione politica tuttologica ed omnicomprensiva, nella
quale diventano bandiere da impugnare e
strumento per misurare i rapporti di forza ed il consenso elettorale prossimo
futuro, mezzo invece che fine dell’azione politica di una parte politica. Le
riforme devono essere frutto di un
pensiero, di una proposta, di un confronto che impegna il tempo necessario e,
dopo il loro varo, di una verifica in ultima analisi affidata al corpo
elettorale, e devono trovare nel Parlamento, per tutta la legislatura e non
solo in una notte buia e tempestosa dell’inizio di autunno, la sede naturale
della discussione e del confronto.
Il Partito deve tornare ad essere specchio e
promessa di ciò che vuole essere:
quindi chiarezza e linearità di proposta, fine della politica delle furbizie e
del non detto , confronti e voti chiari, uso dei mezzi moderni a fini
democratici. Deve darsi una struttura federale “orizzontale” e “verticale” che
deve funzionare prima di tutto al suo interno,
per rendere credibile la proposta di organizzazione federalista dello
Stato, che è – ricordiamolo – una proposta che in Italia ha le sue radici nella
cultura laica e socialista, da Cattaneo ad Altiero Spinelli, e non certo nei
barriti delle curve Nord degli stadi pedemontani .
E deve individuare e
dichiarare battaglie-bandiera ed
identitarie non contrattabili (laicità,
meritocrazia, giustizia sociale), con la messa a punto e la proposta di interventi
urgenti e radicali sui molteplici conflitti di interesse per separare la politica dagli affari e cominciare a ridurne da subito il grado di
commistione - mai così alto ed
imbarazzante come oggi in Italia - per ridare dignità alla politica come servizio
civile e non come mestiere e tornare alla buona ed antica separazione tra
interesse pubblico e privato.
Credo poi che si debba assumere come 'base sociale' o come si dice adesso
come 'constituency' la parte moderna,dinamica ed internazionalizzata del Paese
(come ha fatto Blair, come in Francia fa in parte Sarkozy,” rubando” mestiere e
voti al Ps zavorrato dagli “elefanti”), che è anche culturalmente predisposta a
farsi carico sia di chi non ce la fa a reggere il passo imposto dalla modernizzazione, sia della nuova grande
sfida portata dalla gestione del fenomeno immigrazione . Occorre partire dalla realtà che si vorrebbe
governare e dai bisogni che quei settori sociali moderni esprimono, sapendo che
occorre sempre trarre lumi dal passato e dalle tradizioni : è questa la via per
costruire il partito dei “meriti e dei bisogni” , del liberalsocialismo e della
sinistra di oggi.
Fermezza nei principi, pragmatismo nell’azione
politica: è la lezione che ci viene dal socialismo municipale che ha affrontato
grandi cambiamenti e grandi emergenze, dall’industrializzazione del Nord alla
guerra al terrorismo; che ci viene dalla tradizione laica e liberale di
pensiero ed azione che ha avuto in Torino e nel Piemonte la sua solida base;
che ci viene dall’originale e coraggiosa esperienza liberale e libertaria del
movimento dei diritti civili, che ci ha permesso di coprire ritardi nella
modernizzazione della società civile che a volte ci sono sembrati e ci sembrano
incolmabili.
Con lo spirito laico che è parte del nostro stesso
dna, ci ritroviamo impegnati, tutti insieme, in questa difficile impresa, con
l’obiettivo di poter essere almeno in parte degni e partecipi della massima che
Willy Brandt ha voluto per dare conto di una vita di lotta e di governo, di
vittorie e di sconfitte, tutte nel segno di un grande e riconosciuto impegno
civile e morale: “ Ho fatto quello che ho potuto”. Fino in fondo.