SOCIETA’ FABIANA ( Torino,1 dicembre 2007, Salone Buozzi)
Relazione di Beppe Garesio, Presidente della Società Fabiana
“ LE RIFORME DEI MERITI E DEI BISOGNI,
PER ROMPERE IL GESSO DELLA SOCIETA’ DEI PRIVILEGI “
L’Italia è un paese in declino, non ci sono dubbi, lo dimostrano tutti gli indicatori e lo dicono tutti i commentatori. E’ anche un paese nervoso, in preda a grandi e piccoli risentimenti.
Noi socialisti, che eravamo orgogliosi di rappresentare l’armata degli ottimisti degli anni 80, quando firmando, con il nostro ministro De Michelis, i trattati di Maastricht eravamo convinti di portare una Italia forte dentro all’Europa, l’Italia che allora stava superando l’Inghilterra, e che dentro l’Europa avremmo portato a termine una modernizzazione altrimenti impossibile in patria, a causa delle zavorre delle nostre anomalie, oggi siamo costretti a constatare che il paese esce stremato, smarrito e depresso da 15 anni di governo irresponsabile espresso dalle forze politiche sopravvissute a Tangentopoli, post fascisti e post comunisti, con la variante, allora imprevista, del berlusconismo.
Oggi ci troviamo in una situazione dei conti pubblici peggiore di quella che abbiamo ereditato dalla prima repubblica, spendiamo 70 miliardi di interessi all’anno per il debito pubblico, nonostante l’introduzione dell’euro abbia tagliato drasticamente gli interessi sul titoli di stato che finanziano il debito italiano e nonostante la dissennata politica di privatizzazioni, realizzate solo per fare cassa e senza strategie industriali. Insomma, poco ci manca che anche Cirino Pomicino appaia un virtuoso governante.
Si potrebbe scherzosamente osservare che gli anni 90, che in Inghilterra hanno rinnovato la politica ed hanno prodotto tony Blair, in italia hanno partorito Occhetto e Di Pietro, poi Berlusconi e Prodi.
E’ aumentata la corruzione, si è ulteriormente screditata una classe politica ridotta meritatamente, e pericolosamente, nella cultura popolare a “casta” inutile e costosa, è stato prodotto un bipolarismo all’Italiana, ormai ripudiato da tutti: il nostro problema adesso è quello di transitare nelle terza repubblica, in un contesto di crisi generale e con un sistema politico e istituzionale tutto da rifare.
E dunque, che fare?
L’italia dovrebbe mobilitare tutte le sue risorse umane e materiali – che sono ancora tante – per provocare una rapida rivoluzione positiva, così come è già accaduto in molti paesi europei – anche attraverso terapie drastiche nelle liberalizzazioni ( contro le rendite , di tutti i tipi), nelle riforme di valorizzazione del merito ( nel mondo della scuola e nel mondo del lavoro), nel taglio delle tasse e delle spese pubbliche improduttive, in grado di liberare risorse e fiducia nel futuro. Se non si interviene rapidamente su questi fronti, alla Sarkozy, tanto per intenderci, con tanti blitz che richiedrebbero un nuovo De Gasperi, l’Italia declinerà ulteriormente, in mano ad una casta di irresponsabili banchieri, lobbisti e aspiranti rentiers, che tanto se la sono cavata impoverendo il paese e arricchendo se stessi ( questo è il paese in cui la gente normale non riesce più a pagare il mutuo, ma banche e assicurazioni godono , sul fronte dei loro privilegi, del migliore trattamento in Europa. Oltre che a godere di una totale complicità di Governo e media sulle sue ristrutturazioni interne, come dimostra l’assordante silenzio sulla operazione scandalosa di Intesa che divora il San Paolo).
Ormai, sugli obiettivi di una strategia per cosi dire blairiana ( cioè di socialismo liberale, cioè dei meriti e dei bisogni) sarebbero quasi tutti d’accordo. Ma non si fa nulla perché nessuno vuole pagare i costi politici di una tale operazione, che sconquasserebbe tutti i vecchi equilibri della 1 e 2 repubblica. E violerebbe una cultura del consociativismo e delle anomalie italiane, che non si possono rimuovere e cancellare. La stessa operazione del PD, con le sue omissioni e la sua nascita superficiale, non prende atto dei veri radicamenti ai quali ancorare il riformismo italiano, rifiutando sia la via socialdemocratica del nord europa, sia la via blairiana dell’esperienza anglosassone.
Il problema però è che o rompiamo con queste tradizioni o si va a fondo, o l’italia cambia ( come è già avvenuto in Inghilterra, e più di recente in Spagna e germania, e in francia in questi giorni, con le prime riforme di Sarkozy e i primi pesantissimi scioperi e tumulti nelle banlieus) oppure il Paese affonda, e più aspettiamo e peggio sarà.
Chi deve promuovere questa operazione e a chi giova di più, alla destra o alla sinistra?
Sono d’accordo con quanti sostengono, dalle parti del Corriere della Sera e del Sole 24 ore, che oggi liberare l’economia dal peso dei monopoli e delle rendite e quindi favorire il cittadino consumatore sia più di sinistra che di destra, nel senso che è sicuramente più equa e socialdemocratica una società dove ( e qui elenchiamo alcune delle nostre priorità nell’agenda del riformista):
i conti bancari costano meno perchè la lobby delle banche e dei banchieri è sotto il controllo della concorrenza internazionale , oltre che dall’Autorithy…);
le liberalizzazioni ( non necessariamente le privatizzazioni) hanno liberalizzato tutti i servizi, forse avranno meno privilegi gli impiegati dell’Enel o dell’Alitalia ma la bolletta e i biglietti aerei costeranno molto meno per tutti…e se le liberalizzazioni si fanno davvero in tutti i settori, il guadagno è di tutti, anche dei dipendenti dei settori penalizzati;
si va più tardi in pensione e quindi ci sono più soldi per l’equità, per i veri poveri e per la famiglia;
ci sono meno dipendenti pubblici ( e quelli che rimangono sono premiati sulla produttività) e quindi si possono tagliare le tasse, facendo crescere l’economia e aumentando l’occupazione;
si fa una politica attiva del lavoro – come avrebbe voluto Marco Biagi – per poter davvero finanziare non solo i disoccupati garantiti della grande impresa (e i fannulloni), ma gli ammortizzatori sociali e la flexsecurity, e la inclusione degli emarginati;
però bisogna essere coerenti: e aggiungere che se la flexsecurity danese di fa carico di tutti i lavoratori che perdono il lavoro, riqualificandoli, mantenendoli nella disoccupazione fino all’inserimento in un nuovo lavoro, è perchè in cambio i lavoratori hanno accettato la piena libertà di licenziamento e l’art. 18 sembrerebbe ai socialdemocratici danesi una vera assurdità. La morale, cioè, è che non si può avere un sistema rigido per l’uscita dal posto di lavoro e nel contempo il massimo di assistenza sul modello danese degli ammortizzatori sociali: queste inconciliabilità stanno solo nell’abitudine veltroniana di conciliare gli opposti come se vivessimo in un mondo di cartoni animati.
la scuola e l’università devono tornare ad essere selettivi, perché una scuola permissiva e inconcludente danneggia soprattutto il figlio dell’operaio, perché il figlio del ricco studia lo stesso nelle scuole private e nei prestigiosi master internazionali;
e potremmo continuare, toccando praticamente tutti i nodi della comunità italiana e dei suoi ritardi e vizi , che arrivano da lontano, da un paese che dopo il 68 ha smarrito la voglia di crescere e di migliorare, da una politica parolaia e irresponsabile, che affondava le sue radici soprattutto nella arretratezza dei due principali partiti, la DC e il PCI, che oggi si ritrovano uniti e compatti , con il rischio che ci regalino altri 30 anni di non governo…., se il paese fosse in grado di reggere ancora per molto questo trend…
Se dovessimo definire un messaggio emblematico per caratterizzare oggi il senso e la mission di una moderna socialdemocrazia europea, dopo il 900, il secolo socialdemocratico per eccellenza, che è stato caratterizzato dalle giuste richieste di aumento delle spese sociali e dello stato sociale,
ebbene oggi io identificherei questa parola d’ordine della socialdemocrazia del nuovo secolo con l’obiettivo di smantellare tutti i privilegi, perché mantenere una società ingessata non è solo ingiusto verso i giovani e verso gli outsiders (cioè i non garantiti), ma impedisce anche al paese di crescere e di competere nel mondo di oggi. Il nostro sistema odierno, con i suoi equilibri e i suoi compromessi, è una enorme zavorra che tiene fermo il paese: e bisogna chiarire quali possano essere le alleanze per promuovere il cambiamento: vedere i giovani che sfilano con i comunisti per destinare i miliardi di euro del tesoretto per finanziare la messa in pensione di baby pensionati fa francamente inorridire…Ma che diritto abbiamo di andare in pensione a 57 anni e addebitare il costo ai nostri figli, senza nemmeno spiegarglielo chiaramente? E togliere loro gli investimenti sul futuro per finanziare delle rendite abbassando l’età lavorativa, in controtendenza rispetto a tutto il resto del mondo?
L’ingessatura di una società dei privilegi non ci consente nemmeno di fare tabula rasa del vecchio modo di pensare della nostra sinistra italiana, la mitica alleanza tra produttori, che condiziona ancora le priorità dei sindacati e delle loro scelte ai tavoli di concertazione, che deve invece essere sostituita dalla alleanza tra consumatori ( se si vuole ragionare nell’ambito di un realistico quadro globale ed europeo) e outsiders, che insieme difendono i loro interessi contro i garantiti del posto di lavoro a vita, che fanno carriera con l’anzianità e vogliono andare in pensione giovane, e d’altro lato con l’economia assistita che si è salvata, provvisoriamente, dalla concorrenza internazionale ed è interessata a mantenere tutte le arretratezze che creano iniquità; e poi bisogna “sgessare” la società con la leva della valorizzazione del merito, che deve prevalere sulle caste, sulle raccomandazioni, e sui diritti di anzianità: sono queste le condizioni per rimettere in moto l’ascensore sociale della mobilità tra i diversi ceti, che paradossalmente in italia è stato bloccato proprio da coloro che i ceti meno abbienti dovevano difendere….
Quali saranno allora le forze del cambiamento?
Il partito democratico? Il partito del popolo di berlusconi?
Io non penso che dobbiamo criminalizzare e deridere il PD e Veltroni: penso che loro, democristiani e comunisti sopravissuti, che non hanno mai fatto una attenta autocritica sulle loro responsabilità per l’Italia di oggi ( ci hanno tentato, timidamente, Fassino e D’alema ed hanno pagato caro…), loro hanno messo in cantiere – benché sulla spinta della disperazione più che sulla convinzione – un tentativo nobile di modernizzazione del sistema politico, che non sappiamo dove possa andare a parare: se Veltroni volesse davvero diventare il Blair italiano noi saremo con lui, ma sappiamo bene che ciò non avverrà, perché se anche lui fosse veramente il Tony Blair italiano, probabilmente sarebbe spazzato via dalla guida del suo partito.
Ci riuscirà Berlusconi? Il suo simpatico tentativo maoista di rovesciare il tavolo delle sue alleanze e di armare le nuove guardie rosse per sparare sui parrucconi della politica, dimostra ancora una volta che l’uomo è abile e tutt’altro che cotto: ha capito il disagio degli italiani e intende intercettarlo.
Non penso però che lui sia ancora credibile e anche di lui si può dire che, rispetto al 94, ha esaurito la spinta propulsiva.
Si apre per un partito socialista che voglia davvero essere un motore di cambiamento una opportunità straordinaria: in questo panorama così deprimente, possiamo sviluppare il tentativo , purtroppo fallito, della Rosa del pugno, che rappresentò, per un momento, un fattore politico di grande novità, per la chiarezza del suo messaggio, anche se, ingiustamente, prevalse l’elemento della difesa della laicità su quello, ben più eversivo, del socialismo liberale.
Si litigò su basi isteriche e, inoltre, era anche il gruppo dirigente dello SDI a non essere pronto a mollare gli ormeggi, per affrtontare il movimento di un nuovo soggetto politico, più impegnativo di quanto fosse il consumato, piccolo e inoffensivo partito boselliano.
Dobbiamo osare un’altra volta: mettere in moto un partito dei laici, dei liberali, dei socialisti e dei radicali , che dica le cose che pensiamo e le metta in pratica, che osi sfidare i tabù della sinistra tradizionale, che rompa con i ritardi e le paure della vecchia cultura consociativa.
Per questo partito, dobbiamo definire un programma sulla base di pochi punti di vera modernizzazione, che raccolgano il meglio della esperienza della RNP, depurandola dagli eccessi., il meglio delle esperienze di modernizzazione del centro sinistra, che non sono mancate ( le liberalizzazioni di Bersani e di Lanzillotta ) . Dobbiamo copiare le politiche attive del lavoro dalla Danimarca, la riforma delle pensioni dalla Germania , la severità sulla concorrenza e sull’etica societaria dei paesi anglosassoni.
Dobbiamo credere di più in una battaglia per riequilibrare il peso fiscale e ridurre la spesa pubblica,
chiarendo bene cosa vuol dire federalismo applicato al fisco e alla redistribuzione.
E dobbiamo rinnovare il linguaggio e le priorità nell’impegno per la laicità dello Stato, che non interessano con assoluta evidenza il PD , e rilanciare la cultura della libertà di ricerca, dalle staminali agli OGM, che in Italia si scontra con blocchi che non esistono in nessun altro paese europeo.
Con le nostre associazioni, la Fabiana di Torino e il Porto-franco di Milano, il movimento intorno ai circoli che si erano dati appuntamento a Bertinoro, convocati dall’infaticabile Lanfranco Turci, vogliamo fornire un contributo di idee e una sede per discuterle, tornando alla nostra grande tradizione dei club e delle Associazioni, che nel riferimento alla socialdemocrazia ha dato sempre, in Italia come in Europa, il meglio di sé.
Le Tavole rotonde che seguiranno,, ci aiuteranno ad impostare una riflessione: vedrete che questa giornata non sarà tempo perso