Atti convegno

Le priorità dei riformisti contro il declino

Torino 1 dicembre 2007

presso la Sala Bruno Buozzi-UIL Via Bologna, 11

 

 

Relazione di Franco D’Anfolso

Relazione di Giuseppe Garesio

Relazione di Dario Carella

Sintesi intervento Andrea Parini

Solidarietà al Dalai Lama

 

 

 

PREMESSA:

Ogni tanto, proviamo anche a darci segnali positivi, a costo di correre il rischio di essere eccessivamente autocompiaciuti: il convegno di Torino "L'agenda riformista contro il declino", organizzata dalla Società Fabiana di Torino, dal Club Porto-Franco di Milano e dall'Associazione per la Rnp – Nord Ovest, è stato un grande successo.

Circa trecento persone si sono affacciate nello storico salone della Uil di Torino, con una presenza costante in sala di almeno cento persone attente ed interessate. Il commento di   tutti i compagni intervenuti è stato: " Finalmente ! Ci avete sottoposto ad una fatica notevole, restare ad ascoltare per una intera giornata tante relazioni ed interventi, ma l'abbiamo fatto volentieri. Se lavoriamo come abbiamo lavorato oggi, la rinascita del Ps sarà effettivamente una cosa seria!"

La giornata è stata aperta dalle  relazioni di Franco D'Alfonso e di Beppe Garesio, gli organizzatori dell'incontro, che hanno fornito   il quadro di riferimento della giornata dei lavori. (testi integrali della relazioni di D'Alfonso e Garesio in allegato).

D'Alfonso ha ricordato lo snodo politico nel quale ci troviamo a rilanciare la presenza del Ps in Italia: la transizione infinita ed incompiuta della seconda repubblica ha trovato la sua   fine certificata  proprio dai suoi beneficiari maggiori, Berlusconi e Veltroni, che hanno sancito la fine del bipolarismo coatto e delle ammucchiate fatte per vincere ma non per governare: come ovvio, dietro l'angolo potrebbe esserci qualcosa di peggio, come il supposto "patto" consolare fa intendere, con l'ulteriore peggioramento dello stato della democrazia in Italia che si realizzerebbe con il sistema elettorale ipotizzato che darebbe ai due il potere di nominare senza alcun controllo democratico oltre settecento parlamentari ; ma rappresenta anche una grande occasione per il costituendo Ps che può giocarsi la sfida della sua esistenza e capacità politica senza i vincoli del "primum sopravvivere" che hanno ispirato la stagione filoprodiana di molti. E questa partita il Ps la potrà giocare, a parere di D'Alfonso, caratterizzandosi anche come il difensore intransigente   poche regole democratiche certe ed irrinunciabili, oltre che nel Partito della modernità.

Beppe Garesio ha indicato nella  decisa scelta di una politica liberalsocialista,   della meritocrazia e della giustizia sociale   la ragion d'essere stessa del nuovo Ps: un partito che tiene il nome antico, ma cambia il gruppo dirigente e rinnova profondamente la sua politica, come fece Blair con il Labour. Garesio ha   proposto come  parola d'ordine  della socialdemocrazia del nuovo secolo l'obiettivo di smantellare tutti i privilegi, perché mantenere una società ingessata non è solo ingiusto verso i giovani   e verso gli outsiders (cioè i non garantiti), ma impedisce anche al paese di crescere e di competere nel mondo di oggi.

Le comunicazioni della mattinata sono state particolarmente interessanti, portando spunti ed idee di discussione molto apprezzate.

Ha iniziato il prof  Marcello Pedrazzoli  ricordando quali sono le condizioni ed i vincoli del mercato del lavoro oggi in Italia ed identificando i punti di maggiore urgenza di proposta ed intervento per i socialisti, quali   lo spostamento dell'intervento pubblico verso gli ammortizzatori sociali e non verso l'assistenza a gruppi ristretti di "insider", ricordando al contempo i vincoli di accettabilità d'intervento esistenti in Italia. Pedrazzoli ha citato in particolare una ricerca internazionale che   indica come la flessibilità e la dinamicità del lavoro sia accettata nel Nord Europa da percentuali di popolazione stabilmente oltre l'80%, mentre in Francia ed in Italia non si superi il 40%.

E, all'interno  di un intervento ricco di spunti ( consigliamo di ascoltarne l'audio su www.radioradicale.it), ha voluto sottolineare come tutta la questione relativa alla "flessibilità" in Italia ruoti intorno al tabù dell'art 18, che è il vero disincentivo ad assumere con contratti a tempo indeterminato soprattutto da parte delle piccole e medie imprese. Pedrazzoli   ha ricordato la genesi dell'art 18, che nacque come tutela forte riservata ai sindacalisti di fabbrica ( che all'epoca dello Statuto dei lavoratori ) che erano regolarmente   sottoposti a licenziamenti politici  : tanto è vero che il famoso limite dei 15 dipendenti per la sua applicazione non ha alcun senso se non quello individuato dal fatto che le rappresentanze sindacali di fabbrica non sono riconosciute nelle aziende al di sotto di quel limite !

Il prof Beppe Berta, in un ricco ed articolato intervento ( ne consigliamo egualmente l'ascolto su radioradicale !), ha tra l'altro portato l'attenzione dei più sui mutamenti della composizione sociale e del mondo del lavoro del Nord che spiegano puntualmente come mai la sinistra, ancora ancorata agli schemi del lavoro fordista, sia completamente tagliata fuori da tutte le realtà con lesole eccezioni di Genova e Torino, vale a dire le uniche due realtà dove l'organizzazione   del sindacato di fabbrica ha mantenuto un controllo su cospicue masse, costituite ora da lavoratori in pensione.

Un altro elemento sottolineato da Berta è stato quello del carattere di strutturalità "ciclica" dell'immigrazione per le Regioni del Nord: tutti gli immigrati – quelli del Sud degli anni cinquanta, esattamente come gli extracomunitari di oggi – non appena arrivano nelle nostre città assumono comportamenti demografici identici, adeguando il proprio tasso di natalità a quello italiano e riproponendo quindi, entro un ciclo di dieci-quindici anni, la necessità di un afflusso di lavoratori attivi per sostenere l'economia.

Tonino Regazzi, segretario metalmeccanici Uil, in un coraggioso intervento ha tratteggiato una necessaria svolta nella politica sindacale, che accetti la sfida del cambiamento   e si misuri con concetti come meritocrazia  e produttività, senza abbandonare ovviamente le giuste tutele dei diritti dei lavoratori. ragazzi ha ricordato poi come   parte essenziale di questa sfida di modernità sia la ripresa della dinamica salariale   ed una politica sindacale che costringa le imprese dinamiche ed in crescita di utile, nelle quali i lavoratori sono determinanti   per il raggiungimento di questi risultati, a dare i giusti riconoscimenti in termini salariali proprio a loro.

Il prof Saro Ferrara ha elencato le molte e gravi inefficienze del sistema giudiziario, con particolare attenzione a quello civile ed amministrativo, non note o comunque non all'attenzione dei non addetti ai lavori: dal fatto che il processo orale non esiste più, sostituito dalla presentazione di memorie finalizzate al rinvio della discussione finale, alla sostituzione del contraddittorio giudiziario con l'istituto dell'arbitrato, che ha creato una sorta di "casta " degli arbitri che, pur essendo principalmente operatori di giustizia, si sono trovati ad avere un'attività importante e remunerativa che si fonda proprio sull'inefficienza del sistema nel quale lavorano. Ferrara ha ricordato a tutti come il recupero di un livello minimo di civiltà giuridica nel nostro paese sia uno degli obiettivi principali per un partito che si candida a rappresentare la modernità, dal momento che l'inefficienza del sistema giudiziario è una delle cause principali di perdita di competitività del sistema.

Dario Carella, vicedirettore del Tgr Rai, ha spiazzato tutti coloro i quali si sarebbero aspettati una illustrazione dei mali del sistema Raiset, affermando che un partito nascente e moderno come vuole essere il Ps deve totalmente disinteressarsi del sistema televisivo ossificato attuale,ricordando come ricerche indipendenti attendibili certifichino come il mezzo Tv sia seguito sempre meno e sempre più dalle classi di età più avanzate, mentre i giovani fino a venticinque anni hanno già marginalizzato la quota di fruizione tv rispetto al web.

Carella ha invitato nel suo intervento ( in allegato una sintesi scritta dello stesso) ad occuparsi della creazione di comunità virtuali che si sviluppano nel giro di pochissimo tempo, attorno ai blog ed ai siti, e possono trasformarsi altrettanto improvvisamente in organizzazioni politiche e gruppi di pressione, senza passare per il mezzo televisivo, come dovrebbe aver insegnato il recente caso-Grillo.

L'intervento conclusivo della mattinata è stato quello di Gianni De Michelis, che, riconoscendosi in pieno nelle relazioni e comunicazioni che lo avevano preceduto, ha voluto aggiungere l'attenzione ai prossimi appuntamenti europei. Nell'indifferenza della politica italiana e del mondo dell'informazione che non stacca mai gli occhi dall'ombellico romano, il 13 dicembre prossimo sarà firmato il nuovo Trattato Europeo che, con ottime probabilità, sarà ratificato entro un anno – un anno e mezzo. Questo significa che presto avremo una struttura europea che chiude la fase di Maastricht e sarà il riferimento per i prossimi venti anni: questo significa, quindi, che le prossime elezioni europee del 2009 saranno fondamentali, perché il prossimo Parlamento Europeo eleggerà con una maggioranza politica, e non con un accordo di staffetta, il Presidente Europeo, il Ministro degli Esteri ed una serie di cariche estremamente rilevanti e determinanti, con un impatto che sarà paragonabile, nel giro di poco tempo, all'introduzione della moneta unica. Per questo, ha ricordato De Michelis, i giochetti italici sulla collocazione dentro-fuori dal Pse non avranno più alcuno spazio e il PD è destinato a spaccarsi verticalmente tra chi vorrà aderire al Pse e chi al Ppe, dal momento che la delegazione parlamentare italiana   potrebbe risultare decisiva per dare la maggioranza all'uno od all'altro partito. De Michelis al termine  i molti argomenti toccati ( consigliamo egualmente di sentire su radioradicale l'intervento integrale), ha ricordato come il tempo per la costituzione del nuovo Ps sia già scaduto, i ponti alle spalle tagliati, e la necessità di presentarsi con una piena rappresentanza politica sia indispensabile. Sul tema della legge elettorale, che è l'argomento di massima discussione italiana odierna, esistono pareri ancora diversi tra chi   è per accettare la sfida del modello tedesco con sbarramento al 5% e chi invece è ancora attardato su modelli come il "sindaco d'Italia ", impossibile da mettere all'ordine del giorno in quanto richiede interventi sulla Costituzione che, a tacer d'altro, non impedirebbero il referendum. A causa di questo dissenso, che non ha ancora trovato nemmeno il luogo di confronto e discussione, la "Costituente" socialista è stata l'unica formazione politica che ha evitato perfino di incontrare Veltroni per discutere del tema., dovendo necessariamente divagare sulle proposte concrete.

La decisione è presa, occorre rispettare i tempi previsti se non accelerarli per la costituzione del nuovo Ps: il limite massimo è il congresso costituente per fine febbraio.

La sessione del pomeriggio, dedicata al modello di Partito, è stata aperta da una relazione di Andrea Parini (in allegato il testo ) che ha di fatto aperto la discussione nella "Costituente" su questi temi. Parini ha posto alcune questioni di fondo da dibattere per la scelta del modello di Partito: quella degli aderenti al Partito ( partito degli iscritti o partito degli elettori), quello dei rappresentanti del Partito ( dirigenti di partito o eletti nelle istituzioni) e quello delle strutture di partito ( gerarchiche o a rete), non dimenticandosi di sottolineare come gli esempi del "partito del popolo" e quello del PD non abbiano scelto alcuno fra queste antinomie presentate, ma abbiano realizzato ibridi populisti che hanno meritato l'epiteto non certo lusinghiero   di "spaghetti Partei" da parte di molti osservatori.

Parini ha espresso la sua preferenza per il partito degli iscritti, di un maggior peso degli eletti come rappresentanti e per una decisa scelta per il partito a rete, dando il via ad una tavola rotonda che ha visto già a Torino l'intervento di  Felice Borgoglio, Alberto Nigra,  Daria Veronesi, Silvio Viale, Nicola Cariglia  (con un messaggio scritto).

Il dibattito si è subito acceso, con l'intervento di Eugenio Bozzello, Giacomo Properzj, Valerio Federico, Sandro Natalini, Mimmo Zavettieri, fino agli interventi finali di Lanfranco Turci e Pia Locatelli.

Il fatto politico di maggiore rilievo è stata la conferma della sottoscrizione della tessera della "Costituente" da parte di esponenti radicali (Viale, Federico, Boni) che hanno sottoscritto il documento "doppia tessera" assieme a molti degli organizzatori e partecipanti al convegno di Torino (D'Alfonso, Garesio, Castagno, Beconcini, Parini, Donofrio), garantendo una qualificata ed attiva presenza della cultura politica radicale nel dibattito in corso. L'effetto di questi apporti originali si stanno già registrando proprio nella discussione sul modello di partito: almeno a giudizio dei numerosi partecipanti all'incontro, l'inserimento di modalità organizzative e di attività militante di tradizione radicale dovrà essere significativa e massiccia anche nello Statuto del nuovo Ps: proprio da parte di aderenti al Ps di cultura sicuramente radicale, come Daria Veronesi ed altri dell'associazione per la Rnp, si sta predisponendo una proposta di Statuto ispirata allo Statuto del Partito Radicale del 1968 (per altro mai applicato dalla formazione pannelliana), fortemente federale ed "aperto", corretta con elementi della tradizione più propria dei socialisti, che potrà costituire un primo riferimento per il dibattito che si è aperto.

Lanfranco Turci ha esternato nel suo intervento la preoccupazione che il processo organizzativo della "Costituente" sia troppo lento e non in linea con le aspettative e le speranze che tanti ripongono in essa. In particolare Turci ha ricordato come la lentezza nell'affrontare nodi politico organizzativi anche apparentemente semplici, come il lancio del tesseramento via posta, rischi di inceppare sul nascere la capacità del nuovo Ps ed impedisca di fatto al nuovo soggetto politico di prendere qualsiasi decisione per troppo tempo, vanificando gli sforzi fino ad oggi profusi.

Turci ha ribadito come la scelta per una legge elettorale di tipo tedesco sia importante per il Ps soprattutto come scelta politica: accettando la difficile sfida di avversari politici che faranno di tutto per alzare il più possibile l'asticella di sbarramento è l'unico modo per dimostrare che la scelta del Ps  è quella di giocare la partita piena e vera e non restare su piccoli disegni legittimi, ma non interessanti per i più, di pura sopravvivenza individuale come ospiti in listoni di altri.

Pia Locatelli, concludendo i lavori, ha soprattutto portato un proprio contributo al dibattito, chiarendo la propria convinta opzione per un partito aperto   che, sul modello dei Partiti Socialisti Europei, sia in grado di raccordare gli apporti di laici, liberali, radicali,socialisti in una formazione politica che garantisca la presenza politica della modernità e del progresso nel panorama della sinistra italiana, dopo le   scelte ibride e politicamente poco trasparenti e chiare del PD.

Non ci sono conclusioni, ha detto Pia, perché dobbiamo darci subito altri ravvicinati appuntamenti, per proseguire l'importante e significativo lavoro sviluppato in questa bella giornata torinese.

 

Club Porto-Franco Milano